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Gli
articoli che seguono sono stati redatti
sulla base della relazione che
Gisèle de Failly, direttrice dei
Centres d'Entraínement aux
Méthodes d'Education Active, tenne
al raduno degli istruttori svoltosi a
Caen dal 20 al 26 settembre 1957,
in occasione del ventennale
dell'associazione, e che raccolse circa
600 partecipanti. Il discorso era rivolto
a quelle persone (gli istruttori appunto)
che dirigono gli stages e perciò
risente di tutta una problematica interna
all'azione dei CEMEA francesi. "Lo stage -
ebbe a dire una volta Gisèle de
Failly - più che un corso di
lezioni, è un "metodo" educativo".
Riteniamo tuttavia che i principi ivi
enunciati abbiano una loro validità
"universale", si da poter essere meditati
con frutto da tutti gli educatori, in
particolare dagli insegnanti.
Un'azione
educativa che voglia essere profonda ed
efficace deve essere sicura di se stessa,
deve cioè riposare su principi
chiaramente espressi. Un'azione vasta come
la nostra deve essere unitaria pur nella
diversità delle persone che la
compiono. Questa unità è
tanto meglio assicurata quanto più
i principi su cui si fonda, conosciuti da
tutti, hanno ricevuto la piena adesione di
tutti, sono da tutti considerati non
nell'astrazione di una formula, ma nelle
loro molteplici articolazioni.
La nostra azione educativa di ogni giorno
è l'espressione di questi principi;
ma siamo costantemente vigilanti
perché si realizzi il legame tra
pratica e teoria? Certamente nessuno di
noi si contenterebbe di una pedagogia
fatta di formule riuscite. Sarebbe
un'isolarla dalla linfa del pensiero e
della vita. Siamo capaci di spiegare agli
altri, di giustificare di fronte a noi
stessi, ogni nostra posizione, ogni nostra
intenzione e ogni nostro intervento, o, se
per caso ci avviene di dubitare della loro
giustezza o della loro opportunità,
siamo in grado di distinguere e di
analizzare i nostri errori? Eppure
soltanto attraverso questa via può
esserci il progresso nel nostro
lavoro.
Ecco dunque il nostro invito a ripensare
insieme i nostri principi, i nostri atti,
i nostri fini: lavoro che non ha la
pretesa di giungere a niente di nuovo, ma
di mettere a punto idee che, in gran
parte, ci sono familiari.
Ci dispiace che il tempo di cui possiamo
disporre sia così limitato. La
nostra relazione sarà forzatamente
schematica, concisa, i suoi sviluppi
saranno troppo brevi per affrontare tutti
i problemi che ci si pongono. Sorvoleremo
sugli aspetti più noti per
insistere maggiormente su alcuni punti ai
quali abbiamo dato a tutt'oggi minore
attenzione. Non ci attarderemo sui
principi in se stessi, prenderemo
piuttosto in esame le loro conseguenze,
vale a dire le idee che dobbiamo
difendere, far trionfare
nell'organizzazione degli stages e mettere
in pratica quando ne stabiliamo il
contenuto e la forma. Prenderemo in
considerazione le conseguenze di quelle
idee e nella nostra vita di ogni giorno
con gli stagiaires e sul nostro
comportamento, minuto per minuto, in quel
lavoro di insegnamento e di formazione a
cui ci siamo dedicati. Può darsi
che si debbano rimettere in questione
alcuni punti di vista o alcune abitudini.
Riconosceremo pure, se questo non è
già avvenuto, che i principi che ci
guidano sono validi in ogni circostanza ed
hanno un carattere di universalità:
ciò che ne rende possibile
l'accettazione da parte di tutti.
Qualunque sia la nostra personale
posizione filosofica potremo sempre
ricollegarci ad essi senza niente
rinnegare di noi stessi, ma anzi restando
in pieno accordo con la nostra coscienza.
Infine, notiamo che il numero di questi
principi non è limitato. Quelli che
abbiamo enunciato e sviluppato ci sono
apparsi essenziali, ma niente ci impedisce
di potervi aggiungere quello che ha potuto
essere omesso ed è forse
necessario. Se sarà il caso, i
suggerimenti dei nostri istruttori ci
permetteranno di completarli.
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