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ILARIO LODI
CEMEA: attività e filosofia
Un bell'articolo da "Verifiche" che rivisita
i princìpi che guidano l'azione dei cemea

GISELE DE FAILLY
ALCUNI PRINCIPI CHE GUIDANO L'AZIONE DEI CEMEA
(Traduzione e rielaborazione di Dina Parigi)
Estratto da "Scuola e città", IX (1958), 10; X (1959), 3
"La Nuova Italia" editrice, Firenze

Ogni essere umano può svilupparsi e perfino trasformarsi nel corso della sua vita. Egli ne ha l'aspirazione e le possibilità.

spiega

Non c'è che un'educazione: essa si rivolge a tutti ed è di ogni momento.

spiega

La nostra azione è condotta in contatto diretto e costante con la realtà.

spiega

Ogni essere umano, senza distinzione d'età, d'origine, di convinzioni, di cultura, di situazione sociale, ha diritto al nostro rispetto e alla nostra considerazione.

spiega

L'ambiente ha una importanza fondamentale nello sviluppo dell'individuo.

spiega

 

Gli articoli che seguono sono stati redatti sulla base della relazione che Gisèle de Failly, direttrice dei Centres d'Entraínement aux Méthodes d'Education Active, tenne al raduno degli istruttori svoltosi a Caen dal 20 al 26 settembre 1957, in occasione del ventennale dell'associazione, e che raccolse circa 600 partecipanti. Il discorso era rivolto a quelle persone (gli istruttori appunto) che dirigono gli stages e perciò risente di tutta una problematica interna all'azione dei CEMEA francesi. "Lo stage - ebbe a dire una volta Gisèle de Failly - più che un corso di lezioni, è un "metodo" educativo". Riteniamo tuttavia che i principi ivi enunciati abbiano una loro validità "universale", si da poter essere meditati con frutto da tutti gli educatori, in particolare dagli insegnanti.

Un'azione educativa che voglia essere profonda ed efficace deve essere sicura di se stessa, deve cioè riposare su principi chiaramente espressi. Un'azione vasta come la nostra deve essere unitaria pur nella diversità delle persone che la compiono. Questa unità è tanto meglio assicurata quanto più i principi su cui si fonda, conosciuti da tutti, hanno ricevuto la piena adesione di tutti, sono da tutti considerati non nell'astrazione di una formula, ma nelle loro molteplici articolazioni.

La nostra azione educativa di ogni giorno è l'espressione di questi principi; ma siamo costantemente vigilanti perché si realizzi il legame tra pratica e teoria? Certamente nessuno di noi si contenterebbe di una pedagogia fatta di formule riuscite. Sarebbe un'isolarla dalla linfa del pensiero e della vita. Siamo capaci di spiegare agli altri, di giustificare di fronte a noi stessi, ogni nostra posizione, ogni nostra intenzione e ogni nostro intervento, o, se per caso ci avviene di dubitare della loro giustezza o della loro opportunità, siamo in grado di distinguere e di analizzare i nostri errori? Eppure soltanto attraverso questa via può esserci il progresso nel nostro lavoro.

Ecco dunque il nostro invito a ripensare insieme i nostri principi, i nostri atti, i nostri fini: lavoro che non ha la pretesa di giungere a niente di nuovo, ma di mettere a punto idee che, in gran parte, ci sono familiari.

Ci dispiace che il tempo di cui possiamo disporre sia così limitato. La nostra relazione sarà forzatamente schematica, concisa, i suoi sviluppi saranno troppo brevi per affrontare tutti i problemi che ci si pongono. Sorvoleremo sugli aspetti più noti per insistere maggiormente su alcuni punti ai quali abbiamo dato a tutt'oggi minore attenzione. Non ci attarderemo sui principi in se stessi, prenderemo piuttosto in esame le loro conseguenze, vale a dire le idee che dobbiamo difendere, far trionfare nell'organizzazione degli stages e mettere in pratica quando ne stabiliamo il contenuto e la forma. Prenderemo in considerazione le conseguenze di quelle idee e nella nostra vita di ogni giorno con gli stagiaires e sul nostro comportamento, minuto per minuto, in quel lavoro di insegnamento e di formazione a cui ci siamo dedicati. Può darsi che si debbano rimettere in questione alcuni punti di vista o alcune abitudini. Riconosceremo pure, se questo non è già avvenuto, che i principi che ci guidano sono validi in ogni circostanza ed hanno un carattere di universalità: ciò che ne rende possibile l'accettazione da parte di tutti. Qualunque sia la nostra personale posizione filosofica potremo sempre ricollegarci ad essi senza niente rinnegare di noi stessi, ma anzi restando in pieno accordo con la nostra coscienza. Infine, notiamo che il numero di questi principi non è limitato. Quelli che abbiamo enunciato e sviluppato ci sono apparsi essenziali, ma niente ci impedisce di potervi aggiungere quello che ha potuto essere omesso ed è forse necessario. Se sarà il caso, i suggerimenti dei nostri istruttori ci permetteranno di completarli.


www.cemea.ch

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