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a)
Dal punto di vista
sociale.
[In
questo paragrafo G. de Failly espone le
ragioni che hanno spinto i CEMEA a
compiere un'azione di massa nel contesto
sociale e politico attuale, pur con tutte
le inevitabili difficoltà che
ciò comporta, piuttosto, che
limitarsi ad un'azione ristretta di
élite].
Sorti nel 1937 col precipuo scopo di
formare monitori di colonie di vacanza, i
Centres d'Entraînement hanno
sviluppato e ampliato considerevolmente la
loro azione, fino a diventare il
più serio e importante movimento di
educatori nella Francia d'oggi: esso non
si interessa più soltanto delle
colonie di vacanza, ma estende la propria
azione nel settore degli internati e delle
case per ragazzi, degli ospedali
psichiatrici, degli adolescenti, della
scuola normale (corrispondente al nostro
istituto magistrale).
Ecco alcune notizie e dati. Nel 1956
furono tenuti 643 stages per la formazione
di monitori e direttori di colonie di
vacanza, per un totale di 16.511
partecipanti. Altri stages sono dedicati
annualmente alla preparazione di monitori
per colonie materne (23 stages finora, per
un totale di 819 stagiaires), di economi e
gestori, di infermiere. Dal 1952 una
disposizione del Ministero dell'Educazione
Nazionale ha reso obbligatoria la
partecipazione a uno stage dei CEMEA per
tutti gli studenti della scuola normale:
ne sono stati accolti fino al 1956 ben
27.459. Dal 1946 l'Associazione pubblica
la rivista " Vers l'Education Nouvelle ",
che ha raggiunto, nel '57, la tiratura di
30.000 copie. Dal 1947 al 1956 ha
funzionato la Nouvelle Ecole de Boulogne,
scuola sperimentale alla periferia di
Parigi. Nel 1956 si è costituita
anche l'associazione Rencontres des
Jeunes, che organizza, in vari Paesi
europei, periodi di vacanza destinati a
giovani dai 17 ai 21 anni, per la
conoscenza dell'ambiente.
Per questa imponente mole di
attività i CEMEA francesi si
valgono annualmente dell'opera di circa
800 istruttori (molti dei quali - i
"permanenti" - godono di uno speciale
comando da parte del Ministero dell'E.N.),
che vengono formati soprattutto attraverso
speciali stages di pedagogia, di direzione
di stage e di perfezionamento su
particolari tecniche, quali ad es. studio
d'ambiente, osservazione della natura,
lavori manuali vari, giochi, canto e danza
popolare, marionette, gioco drammatico,
ecc.
Nel 1954 si è costituita la
Federazione internazionale dei CEMEA, alla
quale aderiscono sia l'Associazione
francese, sia le Associazioni nazionali
del Belgio, della Svizzera, dell'Italia. I
CEMEA italiani, sorti nel 1950, hanno
tenuto, fino al '56, 53 stages per un
totale di 1.623 stagiaires. (NdT.).
b) Dal punto di vista individuale.
Sia che si abbia a che fare con degli
adulti sia con dei bambini, essere in
contatto con la realtà significa
accettarli così come sono e non
come desidereremmo che fossero.
Questa accettazione senza riserve e senza
rimpianti è un dovere assoluto
dell'educatore. E si devono accettare al
livello in cui sono. Quando si tratta di
giovani monitori, anche se sono degli
studenti che su altri problemi hanno
già una cultura approfondita, essi
sono ancora molto nuovi a ciò che
concerne i problemi psicologici,
pedagogici e sociali che costituiscono la
sostanza dello stage e che ritornano lungo
tutti i dieci giorni di vita in
comune.
Alcune idee che a noi appaiono banali,
come il bisogno di sicurezza, con tutte le
sue implicazioni nella vita di ogni
giorno, per esempio, sono senza dubbio
assolutamente nuove per la maggior parte
di loro. Alcuni canti che vengono
così naturalmente alle nostre
labbra, perché li conosciamo da
tanti anni, esigeranno da loro un grande
sforzo di memoria e d'attenzione. D'altra
parte, ogni nostro insegnamento è
fatto in vista di una nuova trasmissione a
dei bambini la quale richiede
un'assimilazione molto più completa
della semplice comprensione.
Il nostro insegnamento deve essere
adattato ai bisogni degli stagiaires e
dovremo spesso interrogarci sulla sua
utilità e la sua utilizzazione. Un
lavoro manuale troppo difficile, troppo
lungo o insufficientemente spiegato, che i
nostri stagiaires non conoscono troppo
bene per potersene servire, sarà in
fondo un lavoro inutile e il tempo
impiegato a compierlo un tempo male speso.
Se il nostro insegnamento non fosse
perfettamente semplice, chiaro,
assimilabile, adattato si disancorerebbe
dalla realtà e il nostro scopo
sarebbe completamente fallito.
Con un evidente paradosso, ci hanno
qualche volta tacciati di
puerilità. Certo, tutto il nostro
lavoro è concepito per dei bambini,
dei bambini concreti che hanno i loro
bisogni, i loro gusti, le loro
possibilità, le loro realtà.
Quando si tratta di bambini, accettarli
come sono significa pure accettare le
leggi dell'evoluzione dei loro bisogni
biologici e psicologici fondamentali, vale
a dire non affrettare il loro sviluppo,
non superare i loro interessi o i loro
mezzi, accettare un ritmo allo stesso
tempo più rapido e più lento
del nostro. Tutta la nostra organizzazione
della colonia è concepita per tener
conto di queste realtà.
Bisognerà tuttavia essere molto
vigilanti sui "falsi bisogni" - o se si ha
il coraggio di usare questa espressione -
sulle "false realtà", vale a dire
sulle abitudini che fanno tanto parte
della vita dei bambini e dei giovani, da
mascherare i loro veri bisogni.
Fra i numerosi esempi che potrebbero
chiarire questa idea, scegliamone uno che
riguarda un apprezzamento molto ripetuto.
Ci si dice spesso che ai bambini "piace
copiare i disegni". Ci sembra che tale
affermazione vada esaminata da vicino. Non
che sia falsa: ognuno di noi ha potuto
osservarne la verità. Ma
qual'è l'origine di questo gusto?
Per molti degli adulti, disegnare vuol
dire riprodurre o imitare un modello che
essi stessi hanno proposto, Molti bambini
non hanno dunque mai avuto l'occasione di
fare altri disegni all'infuori delle
copie. Certamente copiare può
essere un mezzo per il bambino di
padroneggiare meglio i propri gesti, un
esercizio d'attenzione che ad un certo
momento fa con piacere, ma può
esser pure un rifugio in
un'attività manuale che non
richiede né sforzo, né dono
di sé, che non mette in gioco che
un'attività superficiale.
Il bambino che copia continuamente dei
disegni (noi ne conosciamo) sostituisce
con questo esercizio meccanico il lavoro
d'espressione di sensazioni, di
sentimenti, di cui il disegno potrebbe
dargli la meravigliosa opportunità.
Egli copia perché non avendogli
l'ambiente offerto le condizioni
necessarie per esprimersi liberamente in
molteplici occasioni, ne ha perduto non
soltanto il desiderio e il gusto, ma
perfino la possibilità. Una specie
di ritegno - gli psicologi direbbero:
inibizione - si è creato in lui nei
confronti dell'espressione. La vera
educazione consisterà nel porlo in
situazioni tali da incitarlo ad
esprimersi, sia pur in modo maldestro, non
soltanto attraverso il disegno, ma con
tutti i mezzi che gliene offrono la
possibilità. Ciò facendo,
saremo in contatto con una "realtà"
meno direttamente visibile, ma più
vera.
Simili considerazioni si potrebbero
applicare a molti gusti dei nostri
stagiaires, frutto dell'influenza di un
ambiente commercializzato ad oltranza ed
orientato da fini interessati, da dei
gusti che sono molto lontani dalle loro
vere aspirazioni.
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