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Questo
rispetto, come la nostra fiducia, si
rivolge a ciò che v'è di
più profondo nell'individuo, non
all'immagine superficiale ch'egli
dà di se stesso. Da ciò
deriva il valore che noi diamo alla
qualità nel nostro lavoro. Sarebbe
necessario che tutti ci rendessimo conto
che se lottiamo per la qualità in
tutti i campi del nostro lavoro, non e per
rigorismo o per purismo, o per
ristrettezza di idee o per povertà
d'immaginazione, ma in virtù di
questo principio fondamentale del rispetto
che noi dobbiamo ad ogni essere umano.
Per ciò che concerne gli stages ci
si meraviglierà del nostro rigore
nell'organizzazione della vita collettiva,
della nostra esigenza verso gli
stagiaires, della serietà del
nostro insegnamento; si cercherà di
persuaderci che queste concezioni meglio
converrebbero alla formazione di
un'élite, che esse non
corrispondono al pubblico non selezionato
dei nostri stagiaires o dei bambini.
Per quanto riguarda i bambini alla nostra
ricerca di utilità ci verranno
spesso contrapposte le difficoltà
d'ordine materiale. "Come potete pensare,
ci dicono alcuni enti organizzatori di
colonie, che si possano accogliere le
vostre esigenze in gruppi di bambini tanto
numerosi, riuniti in luoghi disadatti,
guidati da assistenti poco o punto
preparati? Il nostro primo obbiettivo
è garantire il bambino dal
pericolo; la nostra sola ambizione
dovrebbe esser quella di dare agli
assistenti alcuni mezzi che consentano
loro di evitare i danni più gravi.
Se avessimo le preoccupazioni per la
qualità che voi preconizzate, non
faremmo niente".
Ma proprio perché, come abbiamo
detto sopra, la nostra azione è
condotta in stretto e costante contatto
con la realtà, sappiamo bene che ci
sono casi in cui l'accettazione di
circostanze sfavorevoli è la
condizione dell'azione; ma ciò non
ci impedisce d'aver sempre di mira la
ricerca della qualità e di
adoprarci per imporla in, tutti i
campi.
Con il pretesto di provvedere al
più urgente, di rispondere al
bisogni che si impongono con la loro
evidenza, facciamo spesso il gioco di
coloro che si contentano facilmente, e per
ragioni molto comprensibili, d'una
educazione al ribasso. Rinunciando alla
qualità, abbandoneremmo uno dei
valori più solidi del nostro
lavoro. Il grande sarto Cristian Dior
diceva: "Quando, dopo due anni dalla loro
creazione per una clientela di gran lusso,
vedo i miei modelli per la strada,
ripetuti da tutti i magazzini di
confezioni, indossati dalle dattilografe,
io sono contento, perché ciò
mi dice che sono riuscito". La
qualità dell'abbigliamento,
dell'arredamento, delle forniture
sanitarie, delle abitazioni penetra negli
strati sempre più larghi della
popolazione. C'è da rallegrarsene.
Ma quanto più importante è
la qualità di ciò che forma
ed influenza l'intelligenza e la
sensibilità, la qualità
della cultura, sia pure al livello modesto
dove noi abbiamo la missione di
diffonderla!
Rispetto dell'essere umano e ideale
sociale qui si ricongiungono ed è
per rispondere all'uno e all'altro che noi
cerchiamo di mantenere e migliorare la
qualità dei nostri stages e, al di
là di questi, la qualità
delle colonie.
Fatta questa necessaria precisazione
dobbiamo esser preparati a rispondere ad
un'altra obiezione: la difficoltà
di "agganciare" gli stagiaires se non
facciamo delle concessioni ai loro gusti e
alle loro abitudini. Ci rifaremo allora al
nostro principio fondamentale, quello
della fiducia nel loro valore reale, come
alle osservazioni fatte sopra
relativamente al carattere accidentale di
quel gusti e di quelle abitudini.
D'altra parte iniziare uno stage con delle
debolezze, vuol dire rendere il nostro
compito molto più difficile in
seguito e, in qualche modo, lavorare noi
stessi a sfigurarlo. Lo stage deve fin dai
primi istanti affermarsi nella sua vera
forma, con tutte le sue esigenze. La
disponibilità creata dal
disorientamento degli stagiaires ci
aiuterà ad esporre ed imporre le
nostre regole che assicureranno la sua
riuscita. Spesso abbiamo notato che gli
stages migliori sono quelli in cui si sono
avute esigenze maggiori.
Certamente ci vuol del coraggio, non ce lo
nascondiamo, per parlare un linguaggio di
cui sappiamo quanto possa urtare le
abitudini dei nostri stagiaires.
Attingeremo questo coraggio nella nostra
fiducia in loro, nella nostra convinzione
della verità delle idee che
esprimiamo e del valore del metodo dei
nostri stages. Non saremo mai delusi.
Cercheremo pure di far presente che il
fine dei nostri stages non è quello
di "agganciare" gli stagiaires; può
essere indispensabile, ma non sufficiente.
La nostra conquista non è compiuta
ancora quando si sia realizzata una
atmosfera di gioia, di lavoro e
d'amicizia; essa non è completa che
quando i nostri stagiaires aderiscono alle
idee che esponiamo e che viviamo, si
sentono decisi a metterle essi stessi in
pratica e quando capiscono che ciò
che noi apportiamo loro è veramente
adatto ai problemi che avranno a
risolvere. Non ricerchiamo
l'"agganciamento", ma l'adesione.
Nella vita dello stage, questo rispetto si
traduce nella qualità
dell'atmosfera, nella qualità delle
attività. Rispettare gli stagiaires
vuol dire preoccuparsi del loro benessere:
alloggio, installazione, qualità
dell'alimentazione. Il nostro rispetto
s'esprime pure nell'uguaglianza fra le
nostre condizioni di vita e le loro e nel
fatto che noi seguiamo come loro - meglio
di loro, si dovrebbe poter dire - le
regole comuni imposte dalla vita
collettiva. Esso si traduce, per esempio,
nelle nostre circolari e nelle nostre
lettere collettive, lo stile delle quali
non è soltanto quello della
cortesia e cordialità, anzi si
potrebbe dire che non si tratta soltanto
di stile, poiché esse sono
l'espressione di un pensiero, di
un'attenta riflessione. Le precisazioni
che diamo agli stagiaires concernenti
l'accoglienza molto spesso hanno voluto
dire per noi spostamenti, ricerche,
esitazioni, tutto un delicato lavoro di
redazione.
E non si tratta soltanto di riguardi
collettivi; avremo pure la preoccupazione
per ciascuno, non vesseremo mai
chicchessia in nome di una regola e di una
disciplina impersonale. Bisogna saper
cogliere la differenza fondamentale fra il
vero rispetto e i procedimenti - molto
piacevoli per i beneficiari - delle grandi
compagnie aeree, per esempio, la cui
organizzazione dei servizi di ricezione
è così eccellente da dare
l'illusione dell'amicizia. Ma se esse
hanno mille riguardi per i loro clienti,
è perché questi siano
soddisfatti... e ritornino, assicurando
così il successo della compagnia.
Questa specie di rispetto non si rivolge
alla vostra persona, ma alla vostra
situazione sociale, tende ad assicurarsi
in voi un cliente: cambiate vestito,
perdete il portafoglio e i sorrisi si
spegneranno.
La disciplina, l'esattezza, il
comportamento sono altrettanti fattori che
determinano la qualità
dell'atmosfera. L'esempio
dell'équipe degli
istruttori ha evidentemente un ruolo
dominante. Occorre forse ridire che essa
deve essere la prima ad essere esatta,
sempre al completo, alle lezioni, ai
pasti, alle riunioni, alle veglie?
L'istruttore responsabile di
un'attività non deve farsi
aspettare. Per ciò che concerne il
comportamento, il modo di presentarsi,
l'équipe degli istruttori
deve vegliare alla padronanza del proprio
linguaggio, astenersi da atteggiamenti
demagogici come l'uso di espressioni del
gergo che per questo solo fatto ne
risulterebbero valorizzate nello stage.
Tutto ciò significa: evitare il
lasciar correre, il volgare, evitare la
demagogia, indegna di coloro a cui
dobbiamo rispetto.
Nell'ambito delle attività e delle
lezioni, dobbiamo pure dare agli
stagiaires ciò che riteniamo
essere il migliore : è sempre una
forma del nostro rispetto per loro, la
nostra convinzione che essi sono in grado
di apprezzarlo e sono degni dei nostri
sforzi. La nostra vigilanza sarà
sempre all'erta: ci preoccuperemo di ben
distribuire nella giornata le varie
attività, saremo sensibili ai primi
segni di stanchezza e provvederemo ai
necessari adattamenti del programma.
Inoltre, dato che la nostra educazione si
rivolge a tutti e che l'insegnamento
impartito nello stage rappresenta per la
maggior parte degli stagiaires una
novità,bisogna cercar di realizzare
la cosa più difficile: la
qualità nella
semplicità.
La ricerca della qualità c'impone
pure di essere esigenti. Esigenti verso
gli stagiaires per ciò che riguarda
l'osservanza delle regole di vita, in
ciò che concerne il lavoro: lo
sforzo che richiediamo è un segno
della nostra stima: non si è
esigenti verso chi si svilisce. Ma il
rispetto degli altri c'impone soprattutto
di essere esigenti verso noi stessi:
lavoro costante per preparare il nostro
insegnamento, per l'adattamento a
circostanze sempre nuove; lavoro che non
è mai compiuto e di cui sentiamo
sempre l'imperfezione.
Il nostro rispetto si esprime anche in
altre circostanze: rispettare gli
stagiaires vuol dire riconoscere un valore
al loro giudizio, cioè dare
importanza alle loro osservazioni, e
soprattutto alle domande che essi
formulano individualmente o nelle riunioni
dei delegati.
Il nostro rispetto degli stagiaires
comporta ugualmente quello delle loro
opinioni, anche se noi le giudichiamo
errate. Abbiamo il diritto di condannare
un'opinione, non colui che la porta, a
condizione, ben inteso, che egli sia
sincero. Bisognerà essere
particolarmente attenti alle minoranze
dello stage che talvolta si ha tendenza a
dimenticare. L'inferiorità del
numero non deve far perdere di vista
l'importanza degli individui. Donde la
necessità, già segnalata, di
non urtare nessuno e di avere sempre
presente che la nostra collettività
comprende tutta la gamma delle
opinioni.
Il nostro rispetto per gli altri non
è evidentemente limitato allo
stage; deve anche essere particolarmente
presente al nostro pensiero nel rapporti
con coloro che in qualche modo sono legati
alle nostre decisioni. Perciò
avremo rispetto per le inquietudini dei
genitori, per le loro curiosità;
non deluderemo i nostri corrispondenti con
risposte brevi, incomplete o tardive;
cureremo l'organizzazione del ricevimento
nei nostri uffici con la stessa cura con
cui provvediamo all'accoglienza dei nostri
stagiaires. Lo stesso si dica per quella
parte del nostro lavoro che stabilisce i
contatti con gli ambienti ufficiali, con
coloro che ricoprono una carica. Il nostro
rispetto va innanzi tutto all'essere
umano. Rispetto e deferenza non sono
sinonimi.
Questo stesso rispetto si rivolge
evidentemente anche ai bambini; tutto
ciò che abbiamo detto degli adulti,
dei nostri stagiaires, è vero per
essi. Quanti esempi si potrebbero dare
purtroppo, della mancanza di rispetto,
spesso incosciente, con cui sono trattati
i bambini!
Ogni momento, sia della nostra vita
professionale che personale, ci offre
l'occasione di dimostrare o meno il nostro
rispetto verso gli esseri umani che
avviciniamo. Non lo riserviamo soltanto ad
alcuni; abbiamo lo stesso atteggiamento
con tutti, senza distinzione d'età,
d'origine, di convinzioni, di cultura, di
situazione sociale.
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