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Che
l'ambiente abbia influenza sullo sviluppo
dell'individuo è idea relativamente
recente, che ha la sua origine nella
biologia. Le numerose esperienze fatte
intorno all'ereditarietà hanno
distrutto il mito della sua onnipotenza.
Le conoscenze attuali ci consentono di
interpretare e di spiegare, nella maggior
parte dei casi, la fatalità
ineluttabile che sembra pesare su certi
esseri come pesava sugli eroi greci,
votandoli, fin dalla nascita, alla miseria
o alla gloria. Oggi per noi certo che il
destino di alcuni è segnato dal
loro ambiente di origine : ricchi o
poveri, liberi o asserviti, sono chiamati
dalla loro stessa situazione alla lotta o
alla vita facile, alla ribellione o alla
rassegnazione. D'altronde, noi siamo,
più che non si pensi, strettamente
condizionati dalle circostanze sociali;
l'occupazione tedesca ci ha dati
innumerevoli esempi di "destini tragici"
che in altri tempi sarebbero stati vite
senza storia.
La psicologia ci ha insegnato che il
"destino" trova anche la sua spiegazione
nelle impressioni subite e negli
avvenimenti vissuti nel corso dei primi
anni, i quali determinano il tipo di
reazione del bambino e il modo, secondo
cui concepirà la vita, In effetti
queste influenze sono così profonde
da predeterminarlo, spesso, proprio come
un destino. L'influenza dell'ambiente
sullo sviluppo dei fanciulli è
entrata nelle nostre concezioni e
l'inadattamento, per esempio, appare molto
più come effetto di un'educazione
sfavorevole che come un fenomeno
inevitabile. Per studiare e capire un caso
di delinquenza minorile, ci si preoccupa
in primo luogo di conoscere l'ambiente
familiare e sociale al quale appartiene il
ragazzo. Questo concetto fa talmente parte
del nostro costume, che i giornali, quando
riempiono le loro colonne di crimini
spettacolari, vanno alla ricerca delle
influenze subite dai criminali durante la
loro infanzia e portano, come una specie
di giustificazione, l'abbandono della
madre nella prima età o i penosi
anni dell'orfanotrofio.
Così oggi si riconosce ugualmente
l'influenza dell'ambiente sociale sullo
sviluppo dell'intelligenza. Si sa che i
bambini di ambienti agiati hanno un
vocabolario più ricco e un
linguaggio più corretto dei bambini
di ambienti popolari; che i primi spesso
hanno, a parità di anni, molte
più conoscenze dei secondi. Questa
differenza viene spiegata come conseguenza
delle conversazioni che ascoltano, dei
viaggi che fanno, dell'interesse che i
genitori hanno per i loro studi, ecc. Al
contrario, i bambini degli ambienti
popolari hanno già acquistato un
senso pratico, una maturità,
un'esperienza che si spiegano con le
circostanze di una vita materiale
più difficile. Constatiamo pure che
uno stesso ambiente origina reazioni
simili; si parla di pregiudizi, di modi di
pensare di questo o di quell'ambiente: gli
allievi di una stessa scuola, gli
impiegati di una stessa amministrazione,
gli abitanti di uno stesso paese hanno fra
loro dei tratti comuni. Conseguentemente,
si rileva che gli stessi individui
reagiscono in maniera molto diversa a
seconda dell'ambiente nel quale si
trovano. L'ostilità e la
canzonatura non esistono in un ambiente
confidente, e se la "saggezza popolare"
proclama "tale padre, tale figlio",
può dirsi che pensi meno
all'ereditarietà che alle influenze
familiari, dato che si affretta a
correggere quest'affermazione, con il suo
contrario "da padre avaro, figlio
prodigo", mostrando che essa non ignora
che il verificarsi delle reazioni di
opposizione può prevalere
sull'ereditarietà.
Così implicitamente e costantemente
riconosciamo il posto dell'ambiente nello
sviluppo e nel comportamento dei bambini,
degli adolescenti e degli adulti.
Tuttavia, bisogna aver presenti i limiti
dell'influenza dell'ambiente: in partenza,
ciascuno di noi possiede caratteristiche
ben particolari e l'apporto dato
dall'ambiente non ci deve impedire di
vedere le differenze che esistono fra gli
individui. "Nessuno é mio simile"
ha potuto dire Jean Rostand, trasformando
in "boutade" una delle nozioni morali
fondamentali della nostra civiltà e
dimostrando che biologicamente non
esistono due individui identici. "Sembra
che l'organismo, l'attività
psichica e l'ambiente formino un tutto
dinamico in cui si esercitano le azioni
reciproche di tutti gli elementi" scrive
Henri Wallon. In questa espressione egli
mette in luce la parte che riconosce
all'organismo, dato del problema in
qualche modo, e all'ambiente, non
accessorio, non estraneo, ma parte
inseparabile di questo tutto, il cui terzo
elemento è l'attività
psichica. Quest'ultima è il legame
fra l'individuo e il suo ambiente; essa
è insieme risposta specifica e
richiesta dell'individuo a questo
ambiente.
C'è qui un'idea ugualmente recente,
messa in evidenza dalla dottoressa
Montessori che dichiara: "L'opera
dell'educatore si esercita essenzialmente
attraverso la mediazione dell'ambiente, la
cui azione è molto più
efficace dell'azione diretta" - e che
dedica tutta la sua riflessione e le sue
cure alla creazione di questo ambiente
ricco, calmo e armonioso, nel quale ella
vuole che venga posto il bambino piccolo.
Idea ricca di implicazioni, perché
introduce una nozione molto più
ampia della funzione dell'educatore che,
se vuol far progredire il bambino, non
può limitarsi a uno studio
puramente tecnico della pedagogia, ma deve
interessarsi alla trasformazione
dell'ambiente sociale nel quale vive.
Questo "tutto" di cui parla Wallon
è l'individuo originale, unico, sul
quale sta per esercitarsi la nostra breve
influenza. L'educatore crea l'ambiente;
egli stesso ne è una parte, il
legame vivente e attivo tra l'ambiente e
il bambino, quando si tratti di un gruppo
di bambini, tra l'ambiente e ogni
stagiaire, quando si tratti di uno stage.
E torniamo così alla nostra
specifica preoccupazione: la stage.
Lo stage, pur così limitato nel
tempo, può essere tanto efficace
perché abbiamo la fortuna di essere
i padroni dell'ambiente nel quale vivono
gli stagiaires. I nostri corsi si svolgono
in un ambiente dalla forma particolare: la
vita in comune. Bisogna dunque vedere
quali possono essere le qualità
essenziali di questa vita collettiva
affinché sia formatrice.
La collettività deve avere uno
scopo comune ben determinato. Tale
condizione si verifica fortunatamente per
i nostri stages, dove gli stagiaires si
preparano per esercitare delle funzioni
precise: monitori, direttori, economi di
colonie di vacanze, monitori di
adolescenti, infermieri di ospedali
psichiatrici, ecc., così come ogni
stage di perfezionamento ha uno scopo
definito dal suo programma. Ciò
obbliga noi ad un insegnamento concreto,
in costante contatto con la realtà,
e pone pure gli stagiaires faccia a faccia
con i problemi che dovranno affrontare
nella loro opera educativa. La
collettività si configura tanto
meglio quanto più è
avvertita e cosciente dei fini da
raggiungere; quando invece lo scopo per
cui si lavora, è incerto o lontano,
e l'interesse per problemi che non si
pongono, o che non si avvertono ancora,
è meno vivo, allora la
collettività è di solito
più lenta a crearsi, la sua
coesione e spesso meno forte.
La vita collettiva deve svolgersi in un
ambiente materiale conveniente, che
assicuri il benessere di ciascuno, offra
buone condizioni di lavoro, dia una
libertà sufficiente perché
gli stagiaires si sentano a loro agio.
E' bene che questi possano, durante la
loro attività in colonia di
vacanza, ispirarsi alla vita materiale
dello stage, sia pure tenendo conto
delle notevoli differenze che la vita di
una colonia di bambini in vacanza e quella
di una collettività di adulti al
lavoro comportano.
La vita collettiva deve essere
preparata e concepita per offrire agli
stagiaires, fin da principio, la sicurezza
e la fiducia che li rendano sereni e
disponibili. Lo svolgimento dello
stage deve essere tale che questa
sicurezza, e questa fiducia s'affermino e
si consolidino col passare dei giorni,
favorendo la capacità di
apprendere, l'attività e la libera
espressione. Soltanto quando regna una
completa fiducia fra stagiaires e
istruttori, tra gli stagiaires
all'interno del gruppo e fra i gruppi
stessi, l'individuo osa ciò che non
osava da solo e compaiono quelle
"esplosioni" di stage che ci
stupiscono e talvolta ci meravigliano, ma
che al tempo stesso testimoniano della
qualità dell'atmosfera realizzata.
Tra i mezzi che contribuiscono a creare
rapidamente quest'atmosfera, ricordiamo, a
titolo d'esempio, l'importanza
dell'accoglienza e dell'installazione,
quella della struttura dello stage:
frazionamento in piccoli gruppi in
funzione di un lavoro comune, d'una vita
in comune, della possibilità di una
mutua conoscenza; ricordiamo l'importanza
della vita materiale in gruppo, che
è, particolarmente per i timidi, un
elemento di sicurezza, e soprattutto
quella dei servizi compiuti in comune.
Ricordiamo l'assoluta necessità che
le regole stabilite siano determinate non
per nostro comodo, ma per il bene della
collettività e che esse, per
conseguenza, siano pienamente giustificate
agli occhi degli stagiaires. Queste regole
sono appunto la condizione della
libertà di ciascuno.
La vita collettiva deve essere bene
organizzata e ben guidata da una
équipe di istruttori di cui uno
è il responsabile: il direttore
dello stage. L'organizzazione non
sarà rigida, ma elastica, adattata
alle circostanze e ai bisogni individuali
degli stagiaires. Si cercherà di
comprendere i casi particolari e non si
sarà schiavi della regola. La
direzione dello stage è un lavoro
d'équipe e il direttore ne
è responsabile. L'équipe
degli istruttori deve essere unita,
coerente; legata da vincoli d'amicizia,
può essere anche più forte.
Gli istruttori devono stimarsi a vicenda,
sostenersi e dare l'esempio delle
qualità che richiedono agli
stagiaires.
Istruttori e stagiaires devono formare
una sola collettività. Si
tratta, come abbiamo già detto, di
una delle condizioni della piena fiducia
degli stagiaires e di una delle
conseguenze del rispetto che dobbiamo
loro. Ritroviamo qui un concetto che
spesso esprimiamo col dire che l'educatore
deve partecipare con i bambini alle
attività che dirige: giocare con i
bambini e non farli giocare, cantare con
loro, passeggiare con loro, insomma
inserirsi nella società infantile.
Durante lo stage, per realizzare questa
indispensabile unità,
bisognerà, l'abbiamo visto, che le
condizioni di vita siano le stesse per
stagiaires ed istruttori: pasti consumati
insieme e non in due sale diverse, menu
identici, le stesse stoviglie, ecc. Vivere
nelle stesse condizioni, vuol dire
osservare noi stessi la disciplina che
esigiamo dagli stagiaires.
Per creare questa comunità,
istruttori e stagiaires devono essere in
contatto costante; contatto di persona a
persona e perciò bisognerà
che si stabiliscano fra di loro, fin
dall'inizio, relazioni di
semplicità. Questa deve innanzi
tutto trovarsi nell'atteggiamento degli
istruttori, che non cercheranno
d'attirarsi né ammirazione
né deferenza, ma si sforzeranno
d'essere accessibili, accoglienti,
disponibili. La semplicità non
è la demagogia, né la
volgarità. Essa consiste innanzi
tutto nell'esser naturali. Il contatto
quotidiano attraverso le riunioni dei
delegati d'équipe è
fondamentale per costruire in comune la
collettività e stabilire
l'unità istruttori-stagiaires.
L'ambiente di vita deve offrire delle
sollecitazioni che suscitino e stimolino
l'attività degli stagiaires, li
incitino a lavorare e a
formarsi.
Le sollecitazioni
devono essere assai numerose e varie
affinché individui molto diversi
possano trovarvi il loro interesse; esse
si indirizzeranno alla vita fisica (sport,
giochi all'aperto), all'attività
manuale (lavori manuali) ; faranno appello
al senso artistico, all'espressione,
stimoleranno la riflessione, il senso
critico (discussione), l'immaginazione
(lavori personali), l'attività
intellettuale (lezioni, documentazioni).
Esse prenderanno forme diverse: lavori
individuali, per gruppi di vita o ad
opzione, collettivi. Tali sollecitazioni
devono essere scelte in maniera da
permettere agli stagiaires di raggiungere
il fine dello stage : ogni attività
proposta deve avere la sua utilità
per loro. Un lavoro gratuito, anche se
interessante, li lascia insoddisfatti
poiché è '"tempo perduto"
per il conseguimento degli scopi dello
stage. Bisogna naturalmente adattare il
programma ai bisogni degli stagiaires e
porci costantemente il problema
dell'applicazione concreta del nostro
insegnamento e dell'uso che ne potranno
fare. L'organizzazione della vita, la
sistemazione dei locali, le idee esposte
nelle lezioni sono altrettanto
sollecitazioni. nessuna delle quali
è da sottovalutare.
La collettività è
arricchita e tonificata dalla
varietà della provenienza degli
stagiaires , a condizione che si sappia
trar partito da questa diversità a
vantaggio di tutti. Una provenienza
unica (alunni di una stessa scuola, membri
di una stessa professione, ecc.),
determina dei comportamenti, dei modi di
pensare, delle reazioni similari che
ostacolano la rottura delle abitudini.
Questa similarità è un
impedimento alla disponibilità, che
permette di capire meglio e più in
fretta. La varietà delle origini
(geografiche, sociali, religiose,
filosofiche) obbliga stagiaires ed
istruttori ad uscire da se stessi, a
capire ed accettare con simpatia altri
punti di vista, ad essere più
aperti, più umani; essa è
una salvaguardia contro la ristrettezza
dello spirito, l'assolutismo, la
presunzione. Quest'atteggiamento, che
è quello della "laicità",
deve essere fondamentalmente accettato da
tutti gli istruttori : la varietà
delle origini deve ritrovarsi anche
all'interno delle équipes.
La varietà implica evidentemente la
partecipazione di stagiaires dei due
sessi; la collettività mista
rappresenta per i nostri stagiaires
un'esperienza nuova e può
permettere di conoscersi meglio e di
vincere molti pregiudizi.
Lo stage deve dare a ciascuno il
desiderio di aderire alla maniera di
vivere della collettività e ai
principi sui quali essa si fonda. La
verità delle idee esposte trova
risonanza nell'esperienza di ciascuno;
l'accordo che si stabilisce tra istruttori
e stagiaires diviene una adesione: in
ciò consiste la "conquista" degli
stagiaires che è il più
importante risultato dello stage.
La collettività non deve
dimenticare il mondo esterno. Gli
stagiaires sono tentati di
rifugiarsi interamente nella
collettività e di eludere le loro
preoccupazioni e i veri problemi della
loro vita. E' compito degli istruttori di
mantenere il legame fra lo stage e
il mondo esterno e di ricordar loro che lo
stage è solo un mezzo e non
il fine.
Se tutte queste condizioni sono
realizzate, la collettività
esercita un'azione tonificante: ogni
individuo è stimolato nel pensiero,
nel suo gusto per l'azione, per lo sforzo;
ciascuno ha acquistato fiducia in se
stesso e desidera cimentarsi in nuovi
compiti: la collettività gli ha
fatto intravedere, o scoprire,
possibilità non ancora rivelate a
se stesso; insomma, l'individuo si educa
attraverso la collettività dello
stage.
Se la collettività non ha le
qualità enunciate, la sua azione va
in senso contrario al principi di cui
abbiamo riconosciuto il valore, e
poiché l'ambiente è molto
potente ed ha, abbiamo visto, una grande
influenza sull'individuo, questa
può rivelarsi nefasta e pericolosa
in rapporto al fine che perseguiamo. Se la
vita collettiva è mal concepita e
mal diretta, la collettività si
costituisce allora spesso "contro" coloro
che la dirigono; suscita sentimenti di
opposizione, di disprezzo, di
ostilità da parte di coloro che,
coscientemente e no, desiderano imparare,
formarsi, elevarsi ed essere sostenuti nel
loro sforzo.
Davanti ad un'équipe di
direzione animata di buona
volontà, ma incapace, si verifica
il lasciar correre; l'indisciplina e la
pigrizia trionfano, portando il disgusto
di sé e la timidezza nell'azione:
invece di esser tonica, la
collettività è allora
deprimente.
Il compito dell'educatore, l'abbiamo
visto, è essenzialmente di creare
questo ambiente di cui egli stesso fa
parte, di far vivere in sé la
collettività conservandone i valori
accennati sopra. La maniera con cui lo fa,
con cui si comporta, è un riflesso,
un'espressione della sua
personalità più profonda.
Egli deve conoscere se stesso ed essere
cosciente delle sue lacune, per apportarvi
le correzioni necessarie. "Non è
perché non amate lo sforzo", diceva
un professore ai suoi allievi, "che tutti
i vostri alunni devono ignorarne le
gioie". L'educatore deve conoscere le
reazioni che rischia di provocare e
prendere delle precauzioni per rimediare a
delle deviazioni che non è sempre
in grado di padroneggiare. Siamo noi e non
gli stagiaires i responsabili
dell'atmosfera che regna nello stage.
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