
Qualsiasi educatore, sufficientemente a conoscenza degli interessi dei bambini, dei loro bisogni, della loro sensibilità e attento alle situazioni nelle quali lavora, deve poter determinare a chi può proporre la canzone. La conoscenza approfondita della canzone e la coscienza precisa del valore della canzone stessa, messi in luce dal nostro studio, hanno come conseguenza di affinare il giudizio e di facilitare tale decisione. Malgrado ciò, parecchi errori vengono ancora commessi in questambito, dovuti essenzialmente ad unattenzione troppo superficiale dedicata alla canzone
Le difficoltà di chi canta
Ma è più che altro in un altro ambito che si può costatare più sovente ancora la cattiva scelta del repertorio da proporre a un gruppo. Si tratta della valutazione delle possibilità reali dei cantanti.
Per esaminare le difficoltà incontrate, dobbiamo differenziare due casi : quello degli ostacoli provenienti dalla mancanza di allenamento, dalle abitudini vocali, e quello dove le possibilità sono legate alletà.
Nel primo caso saremo guidati dallapprezzamento di ciò che il gruppo è in grado di superare senza che i nostri consigli o le nostre esigenze per aiutarlo a migliorare si trasformino in degli sforzi scoraggianti che sfocino per finire nel rifiuto. In questo modo lo stonato, colui che non riesce ad azzeccare la nota di partenza, , si fonderanno rapidamente allinterno del gruppo. Così giovani adolescenti dalla voce roca, che si trovano nellimpossibilità di usare le note acute della loro voce, ne ritrovano limpiego nella misura in cui le prime canzoni che proponiamo loro non comportino delle note acute difficilmente raggiungibili se non in un contesto melodico che le renda loro accessibili. Questi aspetti, troppo spesso negletti, rivestono un ruolo importante e non sospettato nellaccoglienza o nel rifiuto della canzone. Ma non dimentichiamo che comunque ladesione entusiasta ad una canzone può suscitare una volontà di sforzi che, al di là delle nostre esperienze, portano a superare tutte queste difficoltà!
Nel secondo caso ci guiderà la conoscenza delle tappe dello sviluppo dei bambini sul piano vocale, aiutata dallosservazione. E facile costatare, ad esempio, che i bambini piccoli non possiedono quella volubilità che permette loro di cantare delle canzoni a ritmo veloce : la canzone viene allora rallentata in modo esagerato e perde dunque ciò che la rende interessante. Sappiamo pure che la tessitura vocale di questi piccoli è molto ridotta ; vi sono quindi dei rischi per le loro voci a proporre loro delle canzoni con una grande estensione. Malgrado lammirazione, ragionata o incondizionata, che gli adulti possono avere per Anne Sylvestre, come possono immaginare che le sue canzoni per bambini possano essere cantate da questi quando presentano dei salti di ben 12 toni? e inoltre non possiamo far cantare a dei bambini di 10 anni delle canzoni che presentano delle frasi lunghe e sostenute e che richiedono una capacità respiratoria che i bambini non hanno: il carattere della canzone verrebbe perso totalmente e linteresse fortemente smussato.
Queste osservazioni non significano assolutamente che gli aspetti tecnici debbano prevalere, nella scelta delle nostre proposte, sugli aspetti che riguardano gli interessi e ladesione dei bambini. Semplicemente aggiungo queste preoccupazioni alle altre. Se non le prendiamo in considerazione rischiamo di compromettere la nostra " opera ", allontanando da certe canzoni e forse anche dal canto chi invece vorremmo avvicinare.
Conoscenza dei nostri mezzi
Non dovremmo, tra laltro, interrogarci anche sui nostri mezzi? Non si tratta di vantare eccessivamente le conoscenze e la tecnica come unici criteri per poter aiutare gli altri a cantare, come non si tratta di rifiutarle, per ignoranza o demagogia, come fossero le peggiori nemiche della spontaneità.
Scacciamo questi estremi.
Abbiamo visto di tutto, ebbene si, grandi tecnici di qualità ritrovarsi rapidamente di fronte a un fallimento totale. Senza dubbio la loro capacità non arrivava anche fino alla competenza pedagogica. E forse anche, al contrario di ciò che noi speriamo, il loro interesse verteva unicamente sul canto e non sui bambini.
Abbiamo incontrato di tutto, anche degli amici che facevano cantare dei bambini o dei ragazzi, molto semplicemente, raccogliendo la loro adesione, e malgrado non avessero alcuna conoscenza tecnica. Avevano dalla loro parte la loro gioia e le facilità di relazione ricordate nella prima parte di questarticolo. Ma difendo comunque lidea che le conoscenze, lontane dal disturbare la loro azione, li avrebbero anzi dato quei mezzi supplementari per poter condurre ancora meglio. Poiché adesione ed entusiasmo non significano per forza qualità. E il miglioramento della qualità, che fa ben parte delle nostre prospettive pedagogiche, sia nelle scelte che nei risultati, passa attraverso ladattamento dei mezzi messi in atto per realizzarlo, grazie a unanalisi sensibile e continua di ciò che succede. Ora, possibilità di analisi e mezzi ci sono dati dalla tecnica, messa al servizio esclusivo delle nostre idee fondamentali sulleducazione. Usata in questo modo, la nostra competenza si rivela essere non come lelemento determinante ma come un ausilio importante per il nostro lavoro. Esserne convinti può portarci a due modi di fare, tra loro correlati.
Il primo concerne la chiara coscienza delle nostre conoscenze e dei nostri mezzi tecnici, in tutto ciò che concerne il canto e latto di far cantare. Le nostre stesse acquisizioni in questambito sono sempre disperse e la difficoltà consiste in realtà nello stabilire dei legami tra di esse. Valutare le nostre possibilità ci permette di impiegarle in modo più pensato e meglio adattato, assicurando il realismo delle nostre imprese. Nessuna proposta nata da una sicurezza esagerata, sicurezza cieca che ignora i problemi che si porranno. Ma neppure unapprensione inibitrice, se noi moderiamo le nostre ambizioni a ciò che sappiamo di essere in grado di condurre bene.
Il secondo modo di fare ci incoraggia a un perfezionamento personale. La mia soddisfazione (o forse il mio scoraggiamento) non resisterà a lungo di fronte alla percezione delle mie lacune. Senza pretendere di forgiare tutti gli anelli mancanti, sarei di sicuro più pronto ad affrontare le barriere esterne e gli ostacoli personali alla mia formazione.
Limplicazione delle nostre scelte
Le osservazioni precedenti sembrano essersi allontanate dal nostro tema : il problema del repertorio. Ma non fa comunque niente se, come lho proposto allinizio di questo articolo, invece di isolare questo problema lo riportiamo a tutto il contesto del canto con un gruppo, dove nessun elemento è indifferente: io, i miei gusti, la mia percezione e la mia conoscenza oggettiva della canzone, gli aspetti relazionali, al mia conoscenza degli altri, i miei mezzi.
Una volta considerato tutto ciò, resta la mia scelta ; le mie scelte. Il mio problema è quello di scegliere per gli altri al momento in cui mi indirizzo a loro. Cosa implica tale scelta? Implica la mia responsabilità di educatore agente allinterno di un concetto generale di educazione. Ciò è banale. Forse, ma la coerenza, al momento in cui propongo la mia canzone, richiede spesso molta risoluzione. Molto spesso abbiamo limpressione di andare controcorrente. Controcorrente rispetto alle abitudini o alle mode. Vi sono di sicuro delle ricchezze da cogliere sia nelle une che nelle altre. Ma per quanto ci sembra essere opposto ai nostri obiettivi, portiamo qualcosaltro, unaltra moda, che saremo forse gli unici a portare per controbilanciare per quanto poco questaggressione socioculturale ed economica tanto denunciata da tutti gli educatori, ma di cui restiamo così facilmente, anche noi, le vittime. Ricordiamo questestratto da un articolo di W. Lemit : " il famoso argomento del " fatto sociale " che deve evidentemente essere conosciuto e preso in considerazione in quanto realtà, non implica nessuna costrizione per leducatore, se tale fatto sociale è ritenuto come nefasto nelle sue conseguenze. Ma ammettiamo pure che linfatuazione della maggioranza costituisce di per sé una giustificazione. Ma allora perché solo per la canzone? Perché non anche per le Riviste del cuore ? Perché non per la cattiva letteratura, il cattivo cinema, il cattivo teatro, ? " Se uno dei nostri obiettivi è quello di favorire lespressione dei bambini, è proprio facendoli scoprire e praticare delle forme musicali variate che noi lo raggiungeremo. Ciò che li raggiunge attraverso altre vie e altri ambienti ha bisogno di essere completato, compensato, affinché la loro immaginazione e la loro sensibilità possano veramente crescere e svilupparsi.
Se un altro dei nostro obiettivi è quello di favorire la loro autonomia, lo raggiungeremo proprio permettendo loro di scoprire diversi aspetti tra i quali potranno scegliere, per poterli usare secondo i loro gusti, che sia con o senza di noi.
Unaltra responsabilità delle nostre scelte è quella di implicarci noi nei confronti degli altri. Attraverso il nostro canto e le nostre proposte ci denudiamo di fronte agli altri molto di più di quanto non facciamo con il nostro comportamento abituale, sempre trasformato (o deformato) dagli obblighi, dal saper-vivere, dallopinione degli altri, dal pudore, dallimmagine di ciò che vorremmo essere o apparire. Se siamo sinceri con noi stessi con le nostre proposte, gli altri ci percepiranno così : è difficile ingannare. Ed è, credo, il nostro miglior atout.
(Jacques Vivant)