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L'animatore - educatore
Per riflettere
Animatore, Per riflettere

1500 persone, in maggioranza giovani, dedicano una parte del loro tempo libero e delle loro vacanze estive alla conduzione dei soggiorni estivi di vacanza.

Oltre a queste iniziative di tempo libero estivo, molte altre centinaia di persone svolgono un'attività volontaria d'animazione sociale, sportiva, ricreativa, ecc. durante il corso dell'anno scolastico.

 

Al di là delle differenti motivazioni che spingono ciascuno di noi a dedicarsi ad un'attività d'animazione e di svago (nelle colonie, nei soggiorni e nei campi estivi di vacanza, rispettivamente nelle diverse iniziative d'animazione per bambini e adolescenti) esiste alla base dell'azione educativa un comun denominatore: i nostri interventi, le nostre azioni, i nostri modi di agire non sono mai neutri; o sono educativi o sono diseducativi.


Significa quindi che non si può non educare, neppure in una situazione temporale relativamente breve come quella di un soggiorno di vacanza o di un'attività d'animazione.


Ma che cosa significa essere "animatori - educatori"? Che formazione si deve avere? E' necessario un certificato di attitudine? Esiste un diploma d'animatore? Come si fa a prepararsi per diventare animatori - educatori?


Si sa come fare per iniziare un tirocinio di elettricista, di panettiere, si sa quali studi intraprendere per diventare ingegneri, architetti o poliziotti ecc. e che qualità di base devono possedere per diventarlo.

Ma quali sono le caratteristiche di base per essere un animatore - educatore?


Gli interrogativi non possono certo trovare risposte esaurienti in poche righe. Pur tuttavia, vi sono alcuni elementi fondamentali di partenza che vorremmo proporre quale spunto per una riflessione iniziale.


Essere animatore in un soggiorno di vacanza (o in qualsiasi altra iniziativa d'animazione), significa innanzitutto assumere delle responsabilità (fisica, affettiva, igienica, alimentare, ecc.), e l'assunzione di "responsabilità" comporta di riflesso l'instaurarsi di una relazione con qualcuno, con "un altro", un bambino, un giovane, un adulto.

A sua volta ogni relazione instaurata con l'altro è "un'attività", "un'attività educativa" e l'esercizio di questa attività educativa richiede alcune condizioni di base, alcune "qualità" personali che ogni persona può coltivare per esercitare il ruolo d'animatore che, come abbiamo citato all'inizio, è lavoro educativo.


Oltre a queste condizioni l'animatore non è solo figura che intrattiene attività relazionali, ma anima e promuove attività creative che concorrono a favorire e a dilatare il campo delle esperienze del bambino per cui è pure chiamato a dotarsi di competenze tecniche: d'animazione, di conduzione di gruppi e di tipo organizzativo.

 

Chi è dunque animatore ? Quali le sue competenze ? Quali le sue qualità ?

Ecco, a titolo indicativo, alcuni elementi sui quali chinarsi a riflettere.


Qualità

 

  • rispetto di se stessi (congruenza: accettazione della propria personalità, dare fiducia alla propria esperienza, a se stessi - non serve agire come se io non fossi quello che sono) e dell'"altro", della sua autonomia personale (empatia: comprensione e accettazione dell'altro, della sua personalità, del suo universo di sentimenti, attitudini e credenze);
  • modestia, nel superamento di tentazioni o tendenze volte all'onnipotenza e/o alla prevaricazione;
  • capacità di simpatizzare con i ragazzi nella loro globalità (atteggiamento entropatico volto a creare una favorevole atmosfera affettiva caratterizzata da calore umano);
  • capacità di realizzare una certa distanza pedagogica, che "vuol dire permettere al bambino di fare le sue esperienze, senza intervenire a smussarle o ad eliminarne gli aspetti di urto e di difficile soluzione" (P. Bertolini, "L'esistere pedagogico", Firenze, La nuova Italia, 1988, p. 255). "Non si tratta di lasciare andare il soggetto a se stesso; si tratta di impedire che egli si senta protetto a tal punto che senta risolto da altri il problema della sua vita, che creda di potere fare a meno di se stesso" (G.M. Bertin, "Etica e pedagogia dell'impegno", Milano, Marzorati, 1953, p. 105);
  • sapere ciò che si vuole: prima di agire occorre che l'operatore pedagogico sappia ciò che intende fare, vale a dire sia in chiaro circa i fini della propria azione e sui mezzi volti a perseguirli -> programmazione nell'applicazione di una pedagogia attiva, che affermi il principio del non intervento, di lasciar fare ai ragazzi "ma solo dopo aver loro procurato le direttive, i mezzi, insomma tutto ciò che è loro necessario per riuscire" (P. Bertolini, op. cit., p. 256);
  • padronanza di sé: capacità di dominare certi stati psicologici (irritazione, rabbia, ...), di sapersi difendere dalle delusioni e di non utilizzare il "potere" per suggestionare e plagiare il bambino. Disponibilità al cambiamento: in educazione non c'è mai nulla di scontato;
  • coerenza, associare alle dichiarazioni d'intenti e alle prese di posizione verbali i fatti;
  • curiosità e umiltà, gusto per la ricerca, interesse per il mondo circostante, spirito critico, rifiuto della routine e della rigidità dell'azione educativa; l'educatore non deve temere di non sapere rispondere a domande poste dall'educando.

 

Competenze tecniche

 

  • tecniche della comunicazione: capacità di dialogare, comprendere, ascoltare: atteggiamento entropatico, dotazione di linguaggi verbali e non-verbali;
  • tecniche dell'animazione: dilatare il campo esperienziale del bambino;
  • gioco - giocare;
  • corporeità: drammatizzazione, danza, attività sportive e para-sportive;
  • interazione con l'ambiente naturale e umano;
  • tecniche di conduzione di gruppi;
  • tecniche di tipo organizzativo: programmazione e realizzazione del proprio progetto pedagogico, coinvolgendo responsabilmente tutti coloro che vi sono coinvolti: ruolo di "mediatore", "problematizzatore" rispetto ad una inevitabile molteplicità di interessi diversi e a volte contrastanti dei partecipanti.

Profilo dell'animatore

In conclusione, proponiamo qui un "profilo dell'animatore" secondo Paulo Freire.

 

Auto educazione:educare(rsi) "con" disponibilità al cambiamento: in educazione non c'é mai nulla di scontato.

Coraggio di amare la propria pratica educati a valutare i successi e gli insuccessi.

Umiltà: pariteticità nella relazione educativa; l'educatore non deve temere di non saper rispondere a domande poste dall'educando.

Coerenza: forza educativa dell'esempio; la coerenza assoluta "é una cosa diabolica".

Pazienza: nella dialettica pazienza/impazienza.

Curiosità: gusto per la ricerca, interesse per il mondo circostante spirito critico, rifiuto della routine e della rigidità dell'azione educativa.

Autorevolezza: capacità di dosare libertà e autorità (rigetto dell'autoritarismo)

Professionalità: non all'improvvisazione e all'estemporaneità; si alla creatività e alla fantasia; programmazione all'insegna della flessibilità.


 
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