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Perché la creta
Per riflettere
Modellaggio, Per riflettere

La manipolazione e' sempre stata presente fra le attività delta scuola materna anche se, come spesso succede, il significato che questa attività ha nell'esperienza vera del bambino viene completamente travisato e tradito. Nell'esperienza di gioco, il bambino manipola fa sabbia, la neve, argilla costruendo via via quel che serve ai suoi

giochi e nelle dimensioni necessarie; nella scuota viene proposta come esperienza quasi di miniatura mettendo a disposizione di ogni bambino una quantità esigua di materiale o del materiale manipolabile solo in piccole quantità. Se si unisce questa condizione con le frequenti proposte - didattiche - di come si lavora, come si fa un posacenere o un cestino allungando fa pasta in un serpente e arrotolandosi capisce perché i bambini finiscano per fare pochissimi soggetti, in modo sempre uguale.

 

Lasciando per il momento le critiche metodologiche vediamo più da vicino perché i materiali usati comunemente nella scuota e cioè il Pongo o plastiline simili e il DAS o simili, finiscano per suggerire attività di manipolazione scorrette. Il Pongo, e le altre plastiline o cere colorate da modellare, é un tipico materiale nuovo, senza nessun passato, nessun riferimento (se non forse fa cera degli scultori) e nonostante sia stato inventato appositamente per ]a scuola é un materiale emblematico per le tante caratteristiche negative:

  • innanzi tutto é un materiale ceroso, untuoso. manipolandolo chiude i pori delta pelle, fa sudare le mani, é sgradevole e
  • non igienico;
  • è duro, si riesce a manipolare solo la piccola quantità che stando net palmo delta mano si riscalda e s! ammorbidisce;
  • è costoso, of vende In confezioni piccolo e comunque il suo costo è tale che si deve usare con parsimonia;
  • è colorato e i colori inducono stereotipie nell'uso e la stereotipia del colore induce a sua volta stereotipie nella forma: se osserviamo venti alberelli di Pongo fatti da bambini diversi é facile che siano, venti palline verdi che stanno sopra venti cilindri marrone ;
  • è assolutamente ant'igienico perché raccoglie lo sporco delle mani e per il suo costo viene riutilizzato innumerevoli volte;
  • è instabile, non dl mai luogo ad un lavoro durevole, si può sempre guastare e rifare, contrariamente alle altre esperienze, espressive del bambino (un oggetto costruito si rovina con l'uso, ma tende a rimanere stabile. il DAS ha meno controindicazioni del Pongo e per particolari lavori e in particolari situazioni (di urgenze ad esempio) può
  • essere bene utilizzato, ma non è certo il materiale ideale per una corrente attività di manipolazione, per i seguenti motivi;
  • è costoso e quindi utilizzabile solo in piccole quantità, spesso le famiglie sono oberate dell'acquisto di questi materiali e cioè viene tollerato solo perché l'uso è raro e parsimonioso ;
  • ha una struttura disomogenea che non ne permette una facile e soddisfacente manipolazione;
  • induce per questo motivo tipi di elaborazione poco differenziati;
  • spesso viene usato più come supporto per fa pittura (é dotato di costosi corredi di pittura e verniciatura), che come materiale di vera manipolazione tridimensionale.

La creta costa poco. Volendo si può anche trovare gratuitamente, alto stato naturale, ma forse è più semplice acquistarla già lavorata e raffinata, alla giusta morbidezza, nelle confezioni da 20 o 25 kg in sacchetti di plastica sigillati presso, grossi fornitori o fabbriche di ceramica. In cartoleria lo stesso materiale, in confezioni molto più piccole, viene venduto a prezzi anche di dieci volte superiori. La creta naturale, si trova in diversi colori che dipendono dalle caratteristiche del terreno, ma sempre nella gamma tra l'ocra e il grigio piO o meno scuro. La più comune é quella grigia che asciugandosi diventa quasi bianca e cotta assume il caratteristico colore, rosso-mattone.

 

Più costosa é la creta bianca, o caolino (é la qualità più pregiata di argilla costituita da caolinite pura-silicato di alluminio idrato) che viene usata per la fabbricazione della porcellana e che in cottura rimane bianca. Qui parleremo dell'uso della creta comune, (creta rossa) cioè di quella che allo stato naturale é di colore grigio.

Tornando alle caratteristiche della creta dobbiamo riconoscerle ]a massima plasticità e malleabilità. Essendo molto omogenea può essere lavorata anche in grande, quantità e con estrema precisione nei particolari. Non é appiccicosa se tenuta nella giusta morbidezza, é umida e piacevole al tatto.

 

Conservata dentro il sacchetto di plastica ben chiuso si mantiene alla giusta morbidezza anche per mesi perché il ciclo di evaporazione rimane all'interno (ma sarebbe bene che un pane da 20 kg in una scuola, non durasse dei mesi). Nel caso che ]a creta indurisca è possibile rigenerarla per infinite volte sminuzzandola con una mazzetta di legno, mettendola in una vaschetta di plastica e aggiungendo acqua via via che viene assorbita. Quando tutta la creta sarà una pasta omogenea occorre attendere che perda acqua fino alla giusta morbidezza, che non si può descrivere, ma a titolo orientativo, si ricordi che deve essere malleabile senza rimanere attaccata alle mani. Un ultimo aspetto deve far preferire, la creta, come dicevamo nella premessa; é un materiale che l'uomo lavora da millenni e che quindi nella sua plasticità e nella sua resistenza racchiude una storia affascinante dalle prime ciotole e anfore delle tombe preistoriche alle statuine e vasi greci, etruschi, alle ceramiche quattrocentesche, alla ceramica popolare di tutte le regioni italiane che, da tempi lontani sopravvive oggi senza variazioni perché serve ai bisogni che non cambiano con la semplicità dei poveri, e dei lavoratori. Può sembrare un discorso fuori terna o per lo meno non adeguato all'età dei bambini cui offriamo il materiale, ma non è certamente così se questa storia è almeno chiara e presente nella memoria e nelle mani dell'insegnante che lo presenta. il bambino questa storia saprà allora ritrovarla e riviverla da solo.

 

 

La modellazione

La manipolazione è un'operazione che il bambino inizia prestissimo, possiamo dire che inizia prima ancora della nascita dato che il bambino ha già dentro l'utero il riflesso della prensione. La manipolazione è una forma di iniziale conoscenza sul seno della madre e su tutti gli oggetti - a portata di mano. La manipolazione diventa modellazione quando il bambino incontra dei materiali che si modificano con i suoi movimenti prendendo forma dalla sua attività. Può essere del fango, della pasta fresca oppure la cacca. La creta può essere data al bambino molto presto, già nel nido d'infanzia. Per essere lavorata non ha bisogno di strumenti, il bambino userà le mani e, se ne sentirà la necessità, gli oggetti disponibili. Man mano che si svilupperà la sua abilità nella modellazione sarà lui a chiederci - qualcosa per andare dentro - o per fare cose sottili, precise. In questo caso sarà bene fornire alcuni attrezzi, ma riprendiamo da capo con ordine.

Come si taglia. Per tagliare la creta occorre usare un filo di acciaio alle cui estremità si saranno legati due straccetti per poterlo impugnare. Si taglia come la polenta. Data la sua viscosità il coltello non riuscirebbe

 

Come si lavora

La creta, come si diceva, può essere lavorata con le mani, in caso di necessità per rifiniture o per svuotare il pezzo si possono usare apposite spatole che si possono trovare in commercio sia in plastica che il legno molto duro (bosso). Sono naturalmente consigliabili queste ultime.

 

 

 

 

Per evitare che il lavoro di creta essiccandosi e poi cocendosi si rompa occorrerà seguire i seguenti sistemi di modellazione. 

 

 

mantenere omogenea la morbidezza e l'umidità della creta per cui non usare mai l'acqua per levigare le superfici. Questo uso dell'acqua, pur comune nella scuola, non viene mai fatto dall'artigiano o dallo scultore perché rende appiccicosa la superficie e difficile l'ulteriore lavorazione. Questo uso dell'acqua fa parte dell'arte del vasaio, ma gli scopi e i modi di lavorazione sono completamente diversi; lavorare con un unico pezzo di creta senza mai aggiungere parti ma estraendo tutte le parti in rilievo dalla massa originale come negli esempi.

 

 

Si potrà osservare nella documentazione fotografica e nella propria esperienza, questo sistema di lavorazione richiede una certa abilità e capacità di progettazione e viene infatti preferito dai bambini più grandi. Alcuni giocatori sono stati modellati così: congiungere vari pezzi preparati separatamente. E' questo il sistema più usato dai bambini più piccoli. In questo modo lavora la bambina che fa la

 

 

torta, quella che fa l'animale e il bambino che modella il trattore. E' però il sistema che richiede maggiore attenzione. Quando uniamo due pezzi, ad esempio un braccio al fianco, istintivamente cerchiamo di plasmare attorno alla giuntura in modo che non si veda più. Ma dentro i due pezzi rimangono separati e quindi il pezzo si asciuga si staccheranno durante la prima cottura.

 

 

Perché i due pezzi si saldino veramente a formare un tutto unico occorre usare una colla che provochi una unione effettiva fra le parti. Questa colla è la stessa creta molto diluita e viene chiamata barbottina. Per prepararla si prende della creta secca, la si sfarina con una mazzetta di legno e con una bottiglia, la si ammorbidisce in un vasetto con acqua fino a farle raggiungere una fluidità tipo vinavil. La si distribuirà ai vari tavoli di lavoro. Si usa nel modo più semplice, e cioè mettendo con un pennellino un po' di creta molle fra i due pezzi da congiungere;

 

 

 

dare alle varie parti un'uguale spessore. Questo avvertimento è indispensabile per la cottura, ma è utile anche per asciugatura dei pezzi. Serve appunto a garantire una asciugatura omogenea in modo che il pezzo arrivi in formo senza parti interne ancora umide. Questa differenza d'umidità potrebbe provocare una dilatazione troppo affrettata e la conseguente crepatura. Questa avvertenza, naturalmente, diventa utile e necessaria quando si lavorano pezzi di una certa grandezza e volume, come gonne lunghe e larghe o grandi teste, ecc…

 

 

 

Si può lavorare la creta in modo che all'interno resti vuota (un po' come fa il vasaio) e questo è molto comune nel lavoro dei bambini appunto per gonne o vestiti che in genere vengono aggiunti, ma è possibile anche per le teste tenendo qualcosa dentro, anche se di solito il bambino preferisce lavorare col pezzo pieno. In questo caso si può svuotare il pezzo con lo strumento apposito che si usa come per fare i riccioli di burro. Se però il lavoro è delicato e questa operazione può danneggiarlo si può tagliare col filo di acciaio il pezzo, svuotare le due parti, e ricongiungerle con la barbottina e rifinire il bordo.

 

 

Essicazione


Sarebbe bene che nel laboratorio o nell'aula dove si lavora la creta (si vedrà meglio nelle pagine seguenti) ci fossero delle mensole sulle quali i vari pezzi possono asciugarsi ed essiccarsi senza essere rovinati. L'essiccazione deve avvenire in ambiente asciutto, ma non vicino ad una fonte di calore (sul termosifone o sulla stufa o nel forno…) poiché il calore eccessivo, provocherebbe una essiccazione accelerata delle parti esterne e la conseguente crepatura o rottura. I pezzi saranno completamente asciutti quando si presenteranno grigio-chiari in modo uniforme. Attenzione a controllare le parti che appoggiano sul piano e che tardano più delle altre ad asciugare.

 

Se non c'è il formo


Se nella scuota manca i forno, ed è purtroppo la cosa più probabile, si possono ugualmente trattare i manufatti di creta essiccati per poterli dipingere e conservare, anche se non si può sperare di avere risultati, specie per la durata, paragonabili alla ceramica. Si prepara una pasta con gesso (scagliola) e Vinavil e la si passa con un pennello sopra i lavori di creta. Questa sostanza servirà da indurente e da base per il colore. Quando il pezzo sarà bene asciugato si potrà dipingere con normali colori a tempera e pennelli. Se si vuol dare la patina lucida si potrà passare una mano di koppale. E' consigliabile il tipo Flatting usato per le imbarcazioni che ingiallisce meno. I prodotti appositamente venduti in cartoleria sono molto più costosi. Gli oggetti cosi prodotti hanno una buona riuscita e una discreta resistenza.

 

Il ciclo della ceramica


Se nella scuola c'è un forno per ceramica è bene che i bambini, fin dai primi anni considerino i propri lavori come momenti iniziali del ciclo della ceramica anche se poi in effetti saranno soddisfatti della sola manipolazione e non termineranno le varie fasi. Porsi nell'ottica del ciclo completo significa per il bambino fare una notevole operazione logica e cioè fare qualcosa in funzione delle sue trasformazioni future, prevedendo le operazioni che seguono in modo da non comprometterle. Delle prime due fasi della ceramica abbiamo già parlato:

  • modellazione;
  • essiccazione;
  • prima cottura.

Quando i pezzi sono completamente essiccati si stivano nel forno badando soltanto a che non si danneggino a vicenda. Per utilizzare completamente lo spazio del forno si useranno colonnine e piani di cotto refrattario reperibili in commercio oppure colonnine di cotto preparate nella scuola stessa e piani di cotto da pavimentazione. I pezzi messi in forno per la prima cottura possono anche toccarsi fra loro. Nel disegno un esempio di stivatura nel forno. La cottura viene effettuata ad almeno 900 gradi e in un forno normale di scuola dura circa 12-16 ore e cioè 6-8 ore di riscaldamento e 6-8 ore di raffreddamento.

 

 

 

se il forno è provvisto di termostato queste operazioni e specialmente il distacco delta corrente alla temperatura dovuta avvengono automaticamente, altrimenti occorre ricorrere al controllo diretto tramite colonnine tarate che si flettono alla. temperatura scelta. Affrontare l'ulteriore spesa del termostato è consigliabile per una scuola perché evita il difficilissimo problema di chi spegne il forno al momento giusto dato che non sempre il periodo di cottura coincide con l'orario scolastico. Lasciare il forno acceso equivale a rovinarlo poiché, la creta che contiene superando le temperature tollerate, fonde e rimane attaccata at fondo e alle pareti del forno stesso. Quando il forno è raffreddato si apre e si estraggono i pezzi che si presentano di colore rosso-mattone e vengono chiamati , biscotti. Va sottolineato che il forno può essere aperto solo dopo il raffreddamento che, come si diceva è lungo quanto il riscaldamento. Se venisse aperto in pieno calore i pezzi si frantumerebbero per l'improvviso impatto con l'aria fredda.

 

Pittura del biscotto


I pezzi tolti dal forno vengono passati con una spugna bagnata in modo, che perdano, la polverosità e siano meno assorbenti quando riceveranno il colore. Il procedimento più semplice e più usato nelle scuote è quello di dipingere direttamente con i colori sul biscotto. Il risultato non è il migliore ma in soddisfacente specie dopo un po' di esperienza e la lavorazione è molto elementare. Sistemi più complessi sono quelli delta trattazione del fondo o dell'uso degli smalti ma risultano troppo complessi.

 

Colori

 

Quelli per la ceramica sono colori che vengono cotti e in cottura si incorporano nel pezzo. Non sono tempere o derivati dalle terre ma in gran parte metallici. Per capirci, ad esempio, l'ossido di rame, il verde-rame delle pentole, è uno dei colori più famosi e più usati nella ceramica quattrocentesca toscana e si chiama ramina. La ramina e l'ossido di manganese sono anche due colori che si modificano in cottura e quindi che richiedono particolare attenzione nel'uso anche se il loro effetto è motto bello. Tutti e due si presentano di color bruno nell'uso e poi in forno la ramina assume le diverse tonalità del verde (a seconda della quantità) e il secondo le tonalità del marrone. Per i bambini, almeno all'inizio si possono usare verdi e marroni che non si trasformano in modo che già nella pittura abbiano un'idea esatta dell'effetto finale.

 

I colori sono polveri solubili in acqua e possono essere conservati diluiti, come le tempere (vedi capitolo del colore), in vasi di vetro col tappo a vite (tipo marmellata). Si acquistano nelle rivendite di colori, sfusi o in confezioni in barattoli o bustine di plastica. Occorre chiedere esplicitamente colori per ceramica.

 

I pennelli

 

Essendo colori idrosolubili e più o meno delta densità di quelli a tempera, si possono utilmente usare i pennelli di pittura anche se i decoratori ceramisti usano pennelli con le setole motto più lunghe (ma questo è legato ai motivi decorativi e specie ai filetti). Sarà bene però che i colori della ceramica abbiano un loro corredo di pennelli. Ma di questi parleremo però più a lungo nel capitolo sul colore. Per la barbottina e per la cristallina si potranno usare pennelli di poco prezzo da decoratore.

 

Cristallina

 

Per fissare i colori e dare all'oggetto la patina vetrosa caratteristica delta ceramica, si copre il pezzo dipinto con uno strato di cristallina. La cristallina, che si acquista nei negozi di colori, si presenta come polvere bianca, composta a base di silicio, in cottura si scioglie e diventa vetrosa. Si scioglie in un secchio, con acqua, fino ad avere una densità tale che immergendovi un pezzo rimanga ricoperto da uno strato di uno-due mm circa. Non è una descrizione limpida ma solo l'esperienza può dare indicazioni più precise. Preparata la cristallina alla giusta densità è bene passarla con un colino o setaccio sottile in modo che non restino grumi o impurità che, anche se poco visibili subito, diventerebbero evidenti dopo la cottura. Come dicevo la cristallina è vetrosa e fondendo attaccherebbe in modo definitivo due pezzi che si toccassero o un pezzo col fondo del forno. Per questo occorre stare motto attenti a che nella seconda cottura i pezzi non si tocchino fra loro e non tocchino con la cristallina i piani di appoggio. Per questo occorrerà raschiare bene con un coltello o con carta vetrata tutti i punti di appoggio, le basi.

 

A secondo del tipi di oggetto si potranno immergere nella cristallina oppure potranno, essere ricoperti versandovela sopra e ritoccati col pennello. Per maneggiare la cristallina è bene usare i guanti di gomma. I pezzi ricoperti di cristallina si presentano bianchi.

 

 

E' importante che non si formino strati più spessi di cristallina su alcune parti perché fondendo si formerebbero delle colature lungo il pezzo.

 

Seconda cottura. Rispettando gli avvenimenti già accennati e cioè di non far toccare in nessun modo i pezzi viene fatto lo stivaggio nel forno. L'ultima immagine dei pezzi bianchi prima della chiusura del forno e la prima dei pezzi lucidi e colorati appena riaperto il forno saranno per i bambini la sintesi di questo processo meraviglioso e apparentemente magico.

 

Il tempo e la temperatura sono gli stessi della prima cottura.

 

Tutte queste operazioni sono semplici e possono, essere, effettuate direttamente dai bambini. Sarà utile una presenza maggiore dell'adulto nell'uso della cristallina, nella pulitura delle basi di appoggio e nello stivaggio del forno specie per la seconda cottura. Con questo non si afferma affatto che da queste operazioni debbano essere esclusi i bambini. E' invece ovvio che la modellazione e la pittura debbono essere operazioni dei bambini. Gli interventi dell'adulto dovranno essere tecnici e di stimolo, e sarebbe bene che provenissero dall'esperienza personale e non dal sentito dire o per aver letto qualcosa.

 

Il laboratorio


Avendo descritto le operazioni si potrà capire meglio quanto limitate siano le esigenze di un laboratorio di ceramica. Basteranno dei tavoli, un forno, delle mensole, delle vasche e dei secchi di plastica. Meglio, se nel laboratorio, c'è acqua corrente. A Livorno nella scuola già citata, si era utilizzato come laboratorio della creta uno scantinato organizzato più o meno come nello schizzo. I tavoli sono. preferibili ricoperti di laminato plastico tipo formica, in modo che possono essere, facilmente puliti con una spugna bagnata. Sarebbe bene sostituire gradualmente i tradizionali tavolinetti individuali e quelli assurdi trapezoidali con tavoli più grandi, magari di legno, ricoperti in laminato plastico, intorno ai quali possono lavorare quattro, sei bambini. Questo naturalmente non solo per la creta ma un po' per tutte le attività che necessitano di tavolo. Le scaffalature si possono fare con legno grezzo e con poca spesa, nonostante i rincari del legno. Sarà un'occasione per invitare alla collaborazione i genitori dei bambini, qualche padre capace e attrezzato e comunque di buona volontà.

 

Sarà bene che scaffalature siano collocate anche in aula perché è bene che i favori segnano i bambini e il lavoro generate di cui sono, momenti espressivi. Il forno è un'attrezzatura assente da quasi tutte le scuole materne dell'infanzia, fatta eccezione delle larghe zone di esperienze avanzate net centro nord-Italia specie ad opera delle scuote dell'infanzia comunali. Questo anche per ragioni oggettive e cioè la difficoltà di comprendere un forno nei bilanci di una scuola materna statale. E' vero però che le segreterie didattiche sono piene di materiali audiovisivi inutilizzati e utilizzabili in una corretta metodologia, dalla lavagna luminosa al televisore ai corredi di filmine e di diapositive ecc. Forse bisognerebbe aiutare di più gli organismi di gestione a capire che si può spendere molto meno in materiali, risparmiare grosse somme sul materiale di consumo, acquistando appunto la creta al posto delle innumerevoli confezioni di Pongo e di DAS, ed investire in un forno. Chi deve fare la pressione maggiore, dovranno essere ovviamente gli operatori delta scuola (insegnanti, assistenti non docenti, ecc.) che ritengano questo strumento ormai indispensabile. Come si diceva dovendo acquistare un forno, dopo essersi consultati con un serio fornitore professionale (non scolastico), conviene prenderlo fornito di termostato incorporato per permettere il distacco automatico delta corrente. Una capace vasca di plastica conterrà i pani di creta che, ripeto, debbono rimanere nella plastica ermeticamente chiusa; due secchi per la preparazione della cristallina e poi barattoli per la barbottina e per i colori. Se si ha una buona attività e i bambini costruiscono oggetti di una certa grandezza sia per modellare che per dipingere. Le basi girevoli si possono costruire con materiali di risulta o essere acquistate (ovviamente con spesa molto maggiore).

 

Data fa semplicità del materiale e le sue poche esigenze lo si può lavorare senza difficoltà anche in aula.

 

 

Concludendo questa parte, è necessario ricordare, rimandando alle schede e rischiando ripetizioni fino alla noia, che queste note, che pure vorrebbero essere dettagliate, analitiche, serviranno a ben poco se chi propone l'attività non la conosce direttamente, non la sa vivere al suo livello. E allora val la pena riproporre al lettore un'esperienza che a Livorno per tutti gli operatori è stata fondamentale: il giorno che hanno deciso di fare l'attività di creta sono andati a trovare dei mastri ceramisti, hanno osservato, toccato, provato utensili, materiali, colori. In seguito i ceramisti sono venuti nella scuota e hanno lavorato con operatori e bambini e si è capito qualcosa di più sulla creta e sulla ceramica. Poi l'esperienza è continuata con i genitori. Alcune volte ogni anno si incontravano per lavorare insieme: per dipingere, fare burattini, preparare drammatizzazioni, modellare la creta.

 

(Da, F. TONUCCI, "I materiali", La Linea Editrice.)

 
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